Verdirosignano » Basta con le democrazia del petrolio !

COS’E’ UN RIGASSIFICATORE?

Si tratta di un impianto che serve ad immettere nella normale rete del gas (per uso domestico ed industriale) il metano che viene fatto arrivare tramite navi anziché con un gasdotto.

Nella conduttura il gas è mantenuto ad una lieve pressione perché possa essere distribuito capillarmente (esistono tratte ad alta ed a bassa pressione con cabine di riduzione valvole e quant’altro serve allo scopo).

Per trasportarlo con una nave bisogna farcene stare più che si può; un modo è quello di portarlo ad uno stato liquido abbassandone la temperatura.

La liquefazione del metano si ha a -161 C°, a questa temperatura in un litro di liquido ci stanno 600 litri di metano allo stato gassoso.

Ogni nave trasporterebbe fino a 130 milioni di litri.

Nel rigassificatore il metano verrebbe “scaldato”, facendolo ritornare un gas, ed infine immesso nella rete o immagazzinato. Lo stockaggio potrebbe avvenire anche allo stato liquido (dentro la stessa nave per un certo periodo oppure in silos coibentati), oppure potrebbe essere re-iniettato nei giacimenti di metano esauriti diffusi, ad esempio, nella pianura padana.

PERCHE’ IL RIGASSIFICATORE

Con questi impianti è possibile fare arrivare il gas anche da zone molto lontane senza il bisogno di “legarsi” fisicamente con una conduttura, oppure evitando la costruzione di pipe-line particolarmente ardite: ad esempio un paese come il Giappone (isola circondata da fondale oceanico) non utilizzerebbe il gas se non fosse rifornito con le navi gasiere.

A CHI SERVE IL RIGASSIFICATORE

Questi impianti assolvono al compito di rifornimento ma, poiché non sono “legati” al produttore, permettono di diversificare gli approvvigionamenti.

Questa diventa una cosa importante in particolari momenti di mercato o di fronte a scenari di crisi politica.

E’ NECESSARIO IL RIGASSIFICATORE?

Se fossi un giapponese, e volessi riscaldarmi emettendo meno inquinanti rispetto agli oli combustibili derivati dal petrolio, direi di sì.

Se fossi uno statunitense, e volessi continuare a scaldarmi col gas (e là c’e n’è rimasto poco), direi di sì.

Se pensassi che fosse l’unica possibilità per garantire un minimo di sviluppo economico nei prossimi trent’anni direi di sì

Se fossi A.D. (amministratore delegato) di una multinazionale che estrae petrolio e gas in africa equatoriale direi di sì.

Se fossi A.D. di una multinazionale che distribuisce gas in europa e che vuole aumentare la propria quota di mercato confrontandosi con nuovi gestori (dopo aver guadagnato abbastanza come monopolista in un paese) direi di sì.

Se fossi un costruttore di impianti industriali o di pipe-line direi di sì.

Se fossi un politico e dovessi cavarmela in un ambiente dove mi sento tirare la giacca da tutte le parti . . . direi di sì . . . a patto che si faccia off-shore. ;-))

Però io abito in Italia, credo in uno sviluppo sostenibile basato sulle energie rinnovabili (forse anche per questo non sono AD di una multinazionale del settore petrolifero), non sono un impiantista e non faccio il politico.

QUALI PROBLEMI CREA IL RIGASSIFICATORE?

E’ un impianto industriale ed ovviamente non è privo di rischi.

Permette ad un elemento di passare da uno stato liquido refrigerato ad uno stato gassoso; ci sono diverse parametri da tenere sotto controllo ma generalmente tutto il passaggio avviene con tecnologie piuttosto vecchie e collaudate.

Il problema maggiore è dovuto alla temperatura che mette in crisi i normali contenitori in acciaio. Occorrono contenitori in acciaio speciale a doppio involucro ed anche le connessioni devono essere fatte con materiali opportuni. Bisogna anche che alla fonte avvenga una purificazione del gas perché la presenza di molecole aliene non previste potrebbe mettere a dura prova il sistema di contenimento.

Gli eventi disastrosi legati a questi impianti sono stati pochi fino ad ora, il più grave avvenne nel ‘44 negli Stati Uniti dove il contenitore cedette strutturalmente a causa della temperatura. L’esplosione fece 144 vittime. In quell’incidente si capì che era necessario usare degli acciai speciali.

Si sono registrati un altro incidente a condutture di GNL in Belgio nel 2004

(15 morti) ed uno in Nigeria nel 2005 (11 dispersi), nel 2004 c’è n’è stato uno in un impianto di liquefazione in Algeria (27 morti) .

Negli Stati Uniti diversi organizzazioni statali e private hanno studiato le conseguenze di eventuali incidenti a questi impianti, alcuni hanno concluso che sono possibili danni fino a 50 km di distanza; fughe o spillamenti possono dare luogo a “laghi” di metano liquido che scaldandosi si gasifica e mescolandosi con l’aria in certe percentuali può dar luogo a miscele esplosive, si potrebbero anche creare nuvole fredde che si muovo a bassa quota che, incontrando delle fiamme libere, si possono trasformare in palle di fuoco.

Francamente sono speculazioni basate su modelli che però non hanno avuto, fortunatamente, alcuna evidenza pratica. Fino ad ora.

Se dal lato dell’impianto di rigassificazione, con le dovute tecnologie e con i materiali adatti, si può parlare di relativa sicurezza, altrettanto non si può dire di tutta la catena che comprende anche la liquefazione ed il trasporto.

Per quanto riguarda la liquefazione si è avuto un incidente recente (2004) in Algeria: si era parlato di un malfunzionamento di una caldaia ma sembra che fosse andata in crisi una giunzione in una linea che trasportava del gas liquido. La fuga del liquido e l’espansione ha creato un’esplosione che ha distrutto l’impianto ed ha causato 27 morti. Qui occorre aumentare la sicurezza!

Riguardo al trasporto occorre fare una riflessione. Dagli inizi degli anni ‘90 gli incidenti industriali disastrosi ai fini del danno ambientale sono stati causati per il 26% dal trasporto su mare, alcuni sono avuti durante le tempeste con rotture strutturali o per lo scontro con gli scogli, ma sono numerose anche le collisioni tra navi o con le strutture del porto, e gli di incendi a bordo. La percentuale relativa agli ultimi anni è però andata calando, anche perché sono state adottate delle misure (doppio scafo) per contenere, ad esempio, la fuoriuscita di greggio.

Questo non vuole dire che ci sono stati meno incidenti, semplicemente si nono usate alcune cautele che hanno limitato i danni per l’ambiente.

Ed in caso di incidente ad una metaniera? Non saprei rispondere, non sono in grado di sapere se gli accorgimenti usati sono sufficienti nei vari casi che possono accadere.

So per certo che attualmente le navi metaniere sono poche, aumenteranno di numero e di dimensioni e potrebbero portare a situazioni realmente critiche per loro e per il resto della navigazione. In effetti si è già registrato in Norvegia nel 2004 un caso di avaria con recupero in extremis prima che la nave incocciasse gli scogli; nel 2005 invece è avvenuta una collisione, nel mediterraneo, con un sottomarino nucleare americano (fortunatamente la nave era scarica).

Anche con tutte le cautele possibili credo che la possibilità di qualche collisione non sia remota.

Per quanto riguarda la situazione di Ravenna (simile a Rosignano…) che dire … , lungo il porto ci sono già 18 impianti classificati secondo la Seveso II ad alto rischio industriale, anche se i rigassificatori proposti saranno fatti offshore comunque occorrerà costruire nuove condotte (dove passeranno ?), ed in queste condotte passera gas liquefatto o gassoso? Sarebbe più prudente (e meno costoso) lo stato gassoso, ma per fare questo occorre rigassificare in mezzo al mare, qui ci sarebbe l’opportunità di utilizzare l’acqua a disposizione per “scaldare” il gas, ma perché il meccanismo sia efficiente e non si incrostino le serpentine bisogna “clorare” l’acqua. La conseguenza sarebbe la re-immissione in mare di grandi quantità di acqua molto fredda e carica di cloro; quali conseguenze sull’ambiente marino e sulla pesca?

PER QUESTO NON VOGLIO IL RIGASSIFICATORE

Non risolve i problemi della mancanza di gas per i prossimi 2-3 anni perché, sempre che i distributori non giochino ancora sporco, di gas ce n’è quanto vogliamo, basta pagarlo.

Non serve a differenziare i produttori ed a spuntare un prezzo concorrenziale perché, dopo i primi tempi, quando saranno a regime, ci sarà una lotta spietata da parte degli stati più potenti che saranno disposti a pagare più di noi per avere il poco GNL disponibile (occorrono tanti impianti di liquefazione e tante navi).

Nel frattempo sarà probabilmente raggiunto il picco oltre il quale, per i produttori, non sarà conveniente aumentare la produzione ma stabilizzare il mercato ed aspettare che siano i richiedenti a fare il prezzo per accaparrarsi il gas.

In questo contesto poi si può immaginare quanto possano contare le manovre di pressione politica e militare da parte degli stati più autorevoli.

Basta con la “democrazia del petrolio”.

Non serve a calmierare i prezzi in Italia, bisogna piuttosto che ci sia una vera concorrenza tra i distributori di gas; ben vengano quindi Gazprom o altri a patto che ci sia una vero mercato. Lo stato deve rendere disponibile la rete di distribuzione alle esigenze dei vari offerenti e deve vigilare a che non si creino dei “cartelli”.

Tutti questi impianti non servono a soddisfare il bisogno di gas dell’Italia ma sembrano sfruttare la posizione del nostro paese come “piattaforma” per ridistribuire il gas (o anche elettricità prodotta col gas) alle nazioni del centro europa.

Non risolvono i problemi della crescita per i prossimi 20-30 anni, anzi li creano. Dai momenti di difficoltà emerge chi sa rinnovarsi, chi sa proporre nuove tecnologie che siano più razionali e che permettano anche di creare nuovi posti di lavoro. Nel lungo periodo si deve pensare seriamente alle energie rinnovabili; prima di tutto bisogna cominciare ad utilizzare le risorse che tutti noi mese per mese versiamo e che vengono (impunemente e con la complicità consapevole di qualcuno) drenati verso il finanziamento di impianti e di energia prodotta con “assimilati” alle fonti rinnovabili (dai combustibili da rifiuti agli scarti ed agli oli pesanti dell’industria di raffinazione!!!).

Bisogna incentivare la ricerca e la sperimentazione (e ci sono già oggi soluzioni estremamente interessanti che però non trovano appoggio) e occorre incominciare finalmente ad aiutare la produzione e la diffusione in massa degli impianti che si rivelano efficaci (ad esempio il fotovoltaico) per fare in modo che il costo di produzione scenda e non ci sia + il gap attuale.

MANCANO LE RIFLESSIONI SU:

- BILANCIO ENERGETICO GLOBALE

- GLI ASPETTI ETICI RIGUARDO ALLE POPOLAZIONI (ES. NIGERIA)

- L’EVENTUALE USO (ASSURDO DAL PUNTO DI VISTA DEL BILANCIO AMBIENTALE) DEL GAS COME FONTE DI IDROGENO PER LE AUTO DEL FUTURO